*=fondatori/gestori
Venerdì sera. Solito venerdì sera. Barba, gel ai capelli e solita camicia gaia. si va a Mucca, come ogni venerdì.
Ho appuntamento con gli altri alle undici e già pregusto il nostro irrinunciabile rito settimanale.
Muccassassina è uno status, una fede, una scelta di vita. Si ama o si odia, come Berlusconi, Valeria Marini o la mamma di Cogne. Mucca non ammette mezze misure. E' un amante esigente. Si accontenta di vederti una volta a settimana ma quell'unica sera ti vuole tutto per sé.
Ed eccoci in fila, come ogni settimana. Una delle due file, la fila che per una volta è quella privilegiata.
Guardiamo la fila "etero" quasi con disgusto. Mucca ci permette di fare i "sessisti" al contrario. E' la nostra rivincita.
La nostra fila scorre più velocemente. Varchiamo la soglia e sembra di entrare in un'altra dimensione. Attraversiamo fugacemente il piano terra, la "riserva" dedicata agli eterosessuali, il regno del coatto, della musica house.
Primo piano. Musica black. la nuova moda musicale dei froci. Ci dimeniamo ai piedi del paco. Sean Paul e Beyonce fanno da sottofondo ai nostri goffi tentativi di approccio.
Sinceramente non abbiamo problemi di astinenza sessuale ma bisogna essere onesti: non siamo un gruppo di superfighi.
Siamo simpatici, quello sì. E questa dote spesso ci fa incazzare, vero Andrea?
Nell'ambiente gay essere "simpatico" vuol dire che sei un elemento coreografico, un'attrazione comica, una macchietta, una persona con la quale fare grasse risate ma... magre scopate.
Nel nostro gruppo c'è chi cerca l'amore e disegna il sesso (Salvatore docet), chi pur cercando l'amore non dice mai NO ad una scopata (Lele e Andrea) e chi è convinto che sia possibile innamorarsi ogni giorno (ehm... ehm...).
Ma torniamo a Mucca. C'eravamo lasciati men tre ci contorcevamo goffamente fingendo di venire direttamente dal Bronx. Il primo piano è quello più fashion, ma anche una via di mezzo tra il machismo del pianterreno e il "checchismo" del secondo.
Intorno alle 2.30-3.00 di solito ci trasferiamo al secondo piano, il regno delle poracce, dove Raffa è la Dea e noi tutti suoi adepti, dove saltano le inibizioni, dove ci si arrampica sulle impalcature postindustriali del Qube improvvisando movimenti più o meno sensuali.
E' qui che il gruppo dà il meglio di sé, tra Saturday Night e Stop, Non è la Rai e Fa chic.
E' quel poco che basta per farci sentire eccessivi, fintamente trasgressivi. Ci illudiamo che il mondo sia una nuvola fucsia e per una sera la società siamo noi, senza intolleranza o sessismo.
E' il nostro mondo, inutile negarlo. Chi sputa veleno su Mucca è liberissimo di farlo, per carità. Ma non la "Compagnia dei Personaggi", non noi. In questo posto abbiamo vissuto un anno di divertimento, tristezza, gelosie, risate e lacrime. Abbiamo costruito anche qui la nostra amicizia.
E sicuramente, alla riapertura dopo l'estate, saremo ancora qui, a provarci col frocio di turno, mentre Raffa continua a dire che da Trieste in giù fare l'amore è bello.
A Trieste non so, ma a Roma, e ci potete giurare, può essere fantastico...
"Ma sei così carino!"
"Ma dai, non ci credo. Sei simpatico, carino, intelligente..."
"Ma come mai?"
E me lo chiedo pure io come mai. Sempre single. Sarò carino, simpatico, intelligente, con sense of humour e tutti i pregi che volete. Ma a quanto pare gli omosessuali cercano altro, alla fine...
Vedo che questo blog ultimamente è un po’ statico! Voglio scrivere di una cosa che si distacca dall’argomento trattato ma dato che è da quasi un mese che nessuno scrive mi sento autorizzato a farlo.
Avevo un amico gay, o come piace dire al pavone Alessandro omoaffettivo. Voglio riassumere la nostra storia in breve per avere un’opinione da parte vostra.
Io e G. ci conosciamo nel 2001 all’università al corso di storia del cinema. Ci sediamo vicini ed iniziamo a chiacchierare come è capitato anche con altri e poi a poco a poco iniziamo ad uscire assieme in gruppo con gli altri amici. Ci divertiamo e tutto scorre tranquillo per circa un anno poi G. decide di confidarmi il suo “problema”, è gay. Per me non cambia nulla e tutto trascorre come prima, forse la cosa che cambia è la mia curiosità ed ogni tanto faccio qualche domanda in merito; lui non vive molto bene questa cosa, spesso si sente diverso e sta male ma continua ad uscire con tutti noi e non dice a nessun altro di questo.
Dopo circa un ulteriore anno sceglie di contattare delle associazioni specifiche ed inizia ad andare nei locali per gay. Inizia a frequentare un gruppo di amici gay e non esce più con noi anche se io e lui continuiamo a sentirci e a vederci ma noto che il suo atteggiamento è cambiato. Ogni volta che passa un ragazzo me lo segnala accuratamente e quando, la milionesima volta, dico che questo mi infastidisce un po’ lui mi fa una storia lunghissima sul fatto che io ogni tanto mi pronuncio in merito a ragazze che passano per strada e che i ragazzi che non sanno capire se un altro ragazzo è un bel ragazzo oppure no sono soltanto ipocriti. Io spiego che riesco a riconoscere i bei ragazzi ma che semplicemente spesso non li noto oppure quando li vedo penso che vorrei essere come loro ma nient’altro.
Dopo questa lite tutto scorre come prima ed è come se io non avessi mai detto nulla.
Una sera G. viene a cena a casa mia e tra una fetta di pizza ed una coca si arriva a discutere di una cosa che con l’omosessualità non c’entra proprio nulla e si discute molto animatamente, tanto da arrivare agli insulti.
Purtroppo G. non si piace fisicamente e sentendosi complessato, quando si manifesta un pensiero contrario al suo aggredisce l’altro in maniera preventiva e fondamentalmente è per questo che tutto è andato in così.
Il giorno dopo ricevo una sua telefonata e mi dice che non è riuscito neanche a dormire ripensando alla nostra lite. Mi chiede scusa e mi dice apertamente che si aspetta le mie scuse ma io chiarisco che non mi sento di farle dato il modo in cui sono stato aggredito. Dice che sapendo io quanto la sua autostima sia bassa non dovrei dire certe cose ma io purtroppo sono un tipo che se viene provocato non resta zitto ma risponde pesantemente!
Da quel giorno io non ho più visto o sentito G.
Mi sento molto sollevato perché la cosa stava davvero diventando pesante ma allo stesso tempo è innegabile che la cosa mi dispiaccia. Non credo richiamerò mai G. e non credo neanche che lui richiamerà mai me conoscendolo. Voi cosa pensate di tutta questa storia? Spero serva almeno per farvi tornare a scrivere!
Adesso mi divertirò un poco a fargli provare la sua stessa medicina.
Perché io sarò pure un gatto, dolcissimo tenero simpatico quello che volete, ma con chi devo so graffiare.
Adesso lo farò soffriggere un pochetto, se dimostrerà la pazienza necessaria, e poi gli darò un'altra possibilità.
Forse.
La vendetta ha un sapore dolciastro...